Vi racconto come mi preparo per il workshop fotografico

fotografo Lisbona

 

 

Quando visito una città per me nuova mi avvicino con molta curiosità e lasciando a casa l’idea che fino a quel momento mi sono fatto. Cerco la sua vera essenza e la cerco nelle voci, nei profumi, nei colori, nelle architetture e nei volti delle persone. Certo è un approcio da “canta storie”. Mi piace imparare per poi raccontare. Ho visto Lisbona dopo averne sentito molto parlare e il primo impatto è stato difficoltoso proprio per la necessità di lasciarmi alle spalle i preconcetti.

La pioggia poi non mi ha aiutato ad entrare subito in quello che è l’anima di Lisbona. Poi, passo dopo passo sono riuscito a comprenderla e diventarne parte integrante. Mentre passeggiavo, un po’ con l’aria del turista un po’ con la voglia di conoscerla mi sono ritrovato nel quartiere di Alfama. A quel punto ho capito la sua essenza… ho visto le signore di una certa età sedute all’aperto con il capo coperto per le temperature di fine febbraio, le ho sentite parlare a voce alta tra loro, ho visto i panni stesi ad asciugare, le pareti delle abitazioni coperte di maiolica, la pavimentazione delle strade in pietra bianca e la vita che scorre come se la globalizzazione fosse una cosa molto lontana. Alfama è il quartiere antico di Lisbona ed è il quartiere in cui ho trovato le sue tradizioni. Probabilmente il periodo mi ha permesso di vedere pochi turisti in quella zona e mi ha permesso di fare altri incontri con le persone che vivono realmente quel quartiere.

L’esperienza vissuta in questi pochi giorni mi ha fatto pensare di rivedere la formula del workshop che presto ripresenterò. Ho pensato che a differenza dei workshop fotografici precedenti, tratterò questo per argomenti e seguendo il tema da vicino, spalla a spalla, con i partecipanti. Studierò dei percorsi che permettano di suddividere gli argomenti: un giorno il paesaggio urbano, fatto di panoramiche, dettagli, scorci, colori, forme e contrasti di Lisbona. Un altro giorno ci concentriamo sulle persone, sui loro gesti, sui loro volti, sugli abiti e sulle loro abitudini e così via fino all’ultimo giorno in cui ognuno lavorerà in autonomia per mettere in pratica quello che dal workshop fotografico più gli è piaciuto. Mi piacerebbe molto che il workshop fotografico fosse un lavoro di gruppo in cui si lavori insieme e si produca un lavoro che permette a tutti di crescere piuttosto che cercare l’immagine esclusiva per sé stessi. Un vero e proprio laboratorio in cui gli argomenti vengono sviscerati ed elaborati sul campo tutti assieme, così da ridurre gli incontri serali a delle piccole tavole rotonde sulle impressioni della giornata anzichè sulla lettura delle immagini, dove il docente deve staccarsi dall’emozione e analizzare con freddezza l’immagine. Credo che questo sia un lavoro molto utile ma da realizzare al rientro, quando ogni partecipante avrà selezionato e post-prodotto le sue immagini, inviate e ottenuto una relazione di lettura portfolio. Insomma qualcosa di molto più vicino tra partecipanti e tutor.

A breve per date e programmi.

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